Il decennio perfetto per visitare l’Uzbekistan è questo

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Questo è probabilmente il miglior momento per visitare l’Uzbekistan. O meglio, è il miglior momento da circa 30 anni a questa parte, e continuerà ad esserlo per almeno un lustro. Perché? Per due specifiche ragioni:

  • il paese si è aperto solo da poco al mondo esterno e ha cominciato un importante campagna di investimenti nel settore turistico che proseguiranno almeno fino al 2025;
  • quando un paese comincia a investire molto nel turismo inevitabilmente qualcosa della sua autenticità va disperdendosi gradualmente, quindi meglio non indugiare e organizzare subito questo viaggio.

La svolta di Mirziyoyev

Perché tutta questa fretta di correre in Uzbekistan? Perché si tratta di un paese dalla storia molto antica che risale agli imperi mongoli, in particolare a Tamerlano e al tempo dei commerci della via della Seta, un paese che è passato per l’annessione all’Unione Sovietica e che ha mantenuto gelosamente i segni di queste metamorfosi avvenute attraversando la storia.

Ora però (e per fortuna) anche l’Uzbekistan si avvia alla modernità. Con l’elezione del presidente Shavkat Myrziyoyev che ha succeduto il defunto Islam Karimov, la cui presidenza è sempre stata equiparata a una dittatura, tutto sembra cambiato. Non vogliamo entrare troppo nel merito geopolitico, ma questo è un articolo del New York Times che spiega come si sta aprendo al mondo uno Stato di polizia che aveva servizi segreti decisamente troppo influenti.

Per offrire esempi più pratici di questa apertura al mondo per Mirziyoyev l’Uzbekistan raggiungerà i 7 milioni di visitatori entro il 2025, e pare prudente considerato che sono già 5,3 milioni nel 2018. Aggiungiamo che dal 1° febbraio 2019 i cittadini italiani (e di altri 44 paesi) potranno recarsi nel paese senza bisogno di visto. Ulteriore prova della volontà politica del presidente uzbeko.

Per l’Uzbekistan non serve il visto

Il che è sempre un buon motivo per interessarsi a un paese che sembra dire “vieni a visitarmi”! Tutto ciò che serve per recarsi in un Uzbekistan per un viaggio inferiore ai 30 giorni è:

  • un passaporto con validità residua di tre mesi;
  • la registrazione obbligatoria presso l’Ufficio Rionale Migrazione e Registrazione della Direzione degli Affari Interni (ОМиОГ РГУОВД – ufficio questura) di zona entro tre giorni dall’arrivo (verificare se l’hotel o il padrone di casa dove si alloggia consentano la registrazione oppure assicurarsene personalmente). Il rischio della non registrazione è quello di una multa salata e di un processo penale;
  • nessuna vaccinazione è obbligatoria; il sito viaggiaresicuri.it fornisce informazioni utili sulle certificazioni sanitarie necessarie per l’ingresso nel paese connesse con la pandemia di Covid-19;
  • alla dogana bisogna dichiarare con quanti Sum (valuta locale) si è giunti nel paese, e al ritorno bisognerà dichiarare con quante banconote si rientra. Tutto questo per adempiere alla normativa locale in materia di esportazione illegale di valuta. In generale il costo della vita nelle grandi città uzbeke (Samarcanda, Tashkent) è la metà che in Italia.

L’Uzbekistan è un paese sicuro 

Sono lontani i tempi degli attenti terroristici di matrice islamica che tra il 1999 e il 2009 hanno sconvolto la regione. Oggi nel paese c’è maggiore libertà e la convivenza tra le varie religioni (più dell’80% degli uzbeki sono musulmani) è decisamente pacifica. La Farnesina sconsiglia i viaggi nelle zone a ridosso della frontiera con l’Afghanistan.

Visitare l’Uzbekistan, visitare la storia

Continuiamo a insistere su una questione che ci sembra preminente: non esistono più molti luoghi della terra che conservano un aspetto autentico, antico e non contaminato da una modernità che, francamente, appiattisce le espressioni particolari dei popoli. Soprattutto questi presidi di storia, che pur ancora esistono, quasi mai sono così facilmente accessibili come oggi lo è l’Uzbekistan.

Qui, nel cuore dell’Asia Centrale, visiterete il lungo elenco di città preziosissime che fanno da scrigno alle origini del paese. Dalla piccola Khiva, interamente patrimonio Unesco, alla capitale Tashkent dove l’Urss vive ancora nell’architettura, passando per la mitologica Samarcanda, città di mercati e madrasse.

Dormirete nel deserto in una Yurta, mangerete cibi tradizionali a base di carne e verdure con richiami a Oriente ed Europa dell’Est. Conoscerete un popolo che è ben disposto verso lo straniero, ama la musica e il ballo e vuole godere di una vita che per tanti anni è stata troppo soggetta al potere centrale della politica.